Il baratto nella storia di Sauris

Il baratto nella storia di Sauris

Autore: Dott. Domenico Isabella, antropologo e saggista

Continua il nostro percorso alla scoperta delle tradizioni e della cultura di Sauris. la volta scorsa abbiamo parlato di un piatto della tradizione, la zuppa, e degli orchi. Il tema di oggi è invece il baratto a Sauris come metodo per ottenere maggiore varietà di materie prime per la cucina.

Sauris è un borgo tra le montagne, una località dove il terreno scosceso e il freddo rendono difficile coltivare molte materie prime. La sopravvivenza comunitaria in passato imponeva, quindi, un’economia di scambio. Il baratto dei propri prodotti con altri generi di prima necessità era un’abitudine ricorrente nella popolazione saurana. Tale tipo di economia, però, era ostacolata dalla scarsità e dalla precarietà delle vie di comunicazione con le valli vicine: una nevicata più intensa, una frana o uno scontro bellico erano sufficienti ad isolare Sauris dalle vallate vicine. Di conseguenza, si cercava di sfruttare al massimo le risorse locali, utilizzando quelle d’importazione con parsimonia.

Il baratto nella storia di Sauris: come funzionava?

Gli ingredienti base dell’alimentazione saurana erano, dunque, i cereali ed i legumi “minori”, le verdure dell’orto e le erbe selvatiche, i prodotti della lavorazione del latte, la carne degli animali domestici e quella della selvaggina.

Le eccedenze di questi prodotti (sia freschi che fermentati) venivano barattate con fagioli (che avrebbero reso la minestra di crauti quotidiana più appetitosa) oppure con frutta (mele, pere, noci, castagne) che avrebbe allietato la tavola durante le festività natalizie.

Tuttavia i saurani non scambiavano i propri prodotti solo per altri cibi: le uova, che erano una merce decisamente più comune sul mercato, venivano scambiate per disporre del “superfluo” come tabacco da annusare, pettini, nastri, cordelle, aghi, filo, ecc.

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